9. INCONTRO CON IL PASSATO

L’ospedale universitario di Lovanio è una vera città : ogni giorno c’è un viavai di migliaia di dottori, dottoresse, infermieri, altri impiegati medici, pazienti, visitatori e visitatrici, etc.

Quando ci si trova all’ingresso c’è sempre qualcuno  che ci conosce che passa. O uno dei pazienti che vi riconosce.

Due storie di incontri improbabili con delle persone di quasi cinquanta anni fa.

Ma no! Ma questo è Armando!

Mio padre – all’età di ottantuno anni – aveva un problema grave che s’è manifestato ad un tratto un lunedì mattina (i dettagli non sono appetitosi!)  Ero al mio lavoro (in Breda, una città in Olanda, appena oltre la frontiera.) Sono andato a prenderlo immediatamente e l’ho condotto al reparto d’urgenza dell’ospedale. Dopo i primi esami medici mio padre è stato trasportato in un letto in una camera comune. Al momento in cui l’infermiere spingeva il suo letto oltre la porta, un paziente molto vecchio che vedeva mio padre esclamava in un dialetto limburghese : “Ma no! Ma questo è Armando!”

Si deve sapere che più di quaranta anni fa la nostra famiglia aveva traslocato dal villaggio dove si parla quel dialetto. Il vecchio e mio padre si sono conosciuti quando erano giovani ma da allora non si sono mai più visti. Io ero stupefatto che qualcuno possa riconoscere un altro dopo tanti anni, tanto più che i tratti del viso invecchiano.

Siccome mio padre era svenuto egli non ha risposto, e neanch’io ho parlato all’altro.

Il pellegrino Ludo F.

Nell’estate del 2016 sono stato molti giorni nell’ospedale universitario come visitatore perchè  mia suocera era ospedalizzata per qualche settimana. Un certo giorno andavo fuori per prendere un po’ d’aria fresca. C’è un piccolo giardino di fronte all’ingresso dell’ospedale.

Un uomo era seduto su una panchina, voltato con il dorso verso il resto della panchina. C’era anche un dossier sulla panchina, come dimenticato da qualcuno. Mi sono seduto. Dopo un po’ di tempo mi giravo verso l’uomo e domandavo se il dossier era il suo, non aspettandomi  che era così. No, non era il suo! “Allora”, ho detto, “qualcuno lo ha dimenticato, andrò a darlo alla reception”

Così ho avuto una conversazione con l’uomo. Si chiamava Ludo F. e era originario del sud del Limburgo, delle stesse parti dove mia madre era nata.  Era in osservazione nell’ospedale perchè era svenuto durante una messa nella basilica di Monte-acuto (Scherpenheuvel) Ma i dottori non avevano ancora trovato una causa per il suo problema.

Monte-acuto è un luogo di pellegrinaggio popolare nella Campina in Belgio, a 40 km , 8 ore di marcia, dal villaggio di Ludo. Dimostrava tra settanta e ottanta anni. Gli ho detto che non ero sorpreso che egli fosse svenuto dopo otto ore di marcia, durante la notte, alla sua età.

“O no”, diceva Ludo, “ho l’abitudine di fare quel pellegrinaggio. È già il settantaduesimo (72) che ho fatto.”

Sono rimasto a bocca aperta e ho cominciato a calcolare : egli dovrebbe avere fatto quel pellegrinaggio qualche anno più di una volta. Quando ho ritrovato la parola gli ho domandato come egli ritornava a casa. “A piedi, e quando sono a dieci km dalla mia casa entro in un caffè per una birra.”

Quando mi sono rimesso dallo stupore abbiamo continuato a parlare del suo lavoro nel passato. Era un idraulico, e menzionava a un certo momento il nome di un altro idraulico con cui aveva lavorato insieme : Charel M.

Allora , sono rimasto a bocca aperta una volta di più! Perchè Charel M. era mio zio, il marito della sorella di mia madre! Quale coincidenza!! Cominciavo di nuovo a calcolare : mio zio era morto per la caduta da una grondaia nell’ anno 1961, cinquantacinque anni fa. Com’era possibile?

missotten

Forse, Ludo aveva conosciuto Charel quando era molto giovane, quando cominciava a lavorare? Non l’ho domandato a Ludo, perchè una donna veniva da noi a domandare se non avevamo trovato un dossier che lei aveva dimenticato di prendere con sè.

E la risposta su Charel? Ho trovato quando preparavo questa storia che c’era un altro CHAREL M. che è deceduto nel 1989. Ma ciononostante rimane una strana coincidenza che là c’erano due idraulici con lo stesso nome e che uno era mio zio.

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