Primi Ricordi


I MIEI PRIMI RICORDI

Introduzione
Il nostro cervello è come una spugna. Quella assorbe dell’acqua, ma anche dopo che molta è sgocciolata, dopo un po’ di tempo le cavità rimangono piene di gocce. Nello stesso modo il nostro cervello ricorda molte impressioni durante la nostra vita, molte svaniscono con l’andar del tempo, ma alcuni ricordi rimangono registrati per sempre nelle cellule del cervello.
Da cosa dipende che ricordiamo questo e non quello? Non lo so. Ma ho molte cose che ho fatto o visto quando ero ancora un bambino che mi sono rimaste impresse nella memoria.
Nei primi anni della mia infanzia la nostra famiglia – mio padre, mia madre, mio fratello più anziano – abitava in un villaggio in Limburgo. Quando avevo cinque anni siamo traslocati a SPW vicino a Bruxelles e in settembre andavo all’ultimo anno dell’asilo alla scuola comunale di SPW.
Racconterò cose che mi ricordo del periodo prima che avessi cinque anni. E poi delle cose quando ero in SPW.

RICORDI PRIMA DEI MIEI CINQUE ANNI

La casa dove ho passato i miei primi anni era – e ancora è – situata lungo la strada da Hasselt a Tongeren nel villaggio di Kortessem (Corte (latino) & Heim (tedesco per dimora))


La mia camera da letto era in alto a sinistra ( quando guardi di fronte la casa) Mi ricordo perchè la prima delusione della mia vita mi è successa là. Ogni domenica nel primo pomeriggio un carrettino di gelati faceva il suo giro nel villaggio. Era il nostro dolcetto settimanale! Una certa domenica ero ancora nel letto per la siesta quando sentivo la campanella del carrettino. Dovetti ancora restare un pò nel letto prima di andare giù. E là trovai il mio gelato fuso su un piatto! Non mi piacque assolutamente.
………………..
Il soggiorno con la stufa era a destra (al pianterreno naturalmente.) La cucina si trovava dietro il soggiorno. Mi ricordo che ero seduto in ansia accanto alla stufa un cinque dicembre a tarda notte. Mia madre e mio fratello erano là anch’essi. Ad un tratto sentivo bussare tre o quattro volte – lentamente sulla porta della cucina. Mi mancò il respiro per l’emozione. E là entrò San Nicola, era solo, senza Zwartepiet. San Nicola guardò me e mio fratello, e domandò a mia madre se i due bambini erano stati buoni tutto l’anno. Penso che mia madre abbia detto di si perchè San Nicola sembrava essere contento e il mattino del 6 dicembre mio fratello e io abbiamo trovato giocattoli accanto alla stufa (una scatola di cubi per me, un piccolo motociclista di ferro per il mio fratello e una lavagna con gessi.) Mia madre dava un bicchierino di gin olandese all’Uomo Santo che ci guardava con un sorriso benevolente, e poi andava via con passi lenti e dignitosi.
Un pò più tardi mio padre tornava a casa (non so da dove). Gli raccontavamo tutti agitati della visita di San Nicola. Egli rimase un pò deluso per avere mancato quell’avvenimento.
…………..
A sinistra al pianterreno mia madre aveva un negozio di spezie e bibite. Prima e durante la guerra mio padre era un impiegato municipale. Alla fine della guerra quegli impiegati potevano scegliere di restare in servizio statale. Il più grande errore della sua vita è stato di declinare quell’offerta (disse mio padre molte volte.) Egli ha scelto di divenire agricoltore e per guadagnare un po’ di più mia madre teneva quel negozio. Mi ricordo due cose del negozio. La prima è un cartellone pubblicitario di una marca di caffè : gatto nero, appeso al muro. Penso che era la marca più conosciuta all’epoca. Vedi qui sotto un cartellone simile. Il cartellone che mi ricordo era un gatto nero su fondo rosso, ma la posa del gatto era la stessa.



La seconda cosa è stata un po’ più movimentata! Le merci del negozio erano messe su degli scaffali contro un muro. A un certo momento ero nella porta tra il corridoio e il negozio. Mia madre era occupata a parlare a un cliente, con il dorso voltato verso lo scaffale. Mio fratello maggiore era dietro mia madre. Ad un tratto egli cominciava a salire lo scaffale! Risultato : esso si inclinava in avanti e tutte le merci cadevano per terra. Fortunamente mia madre poteva prevenire che cadesse completamente per terra. Mio fratello era naturalmente spaventato e fuggeiva da casa per andare a nascondersi. Ma io sapevo dove : in una via trasversale della nostra strada c’era una casa con un muretto sporgente dietro al quale ci nascondevamo nei tempi di pericolo. Non ho visto come questa storia sia terminata.


………..

In quel tempo era ancora possibile per i piccolini giocare e andare in giro nelle strade intorno alla loro casa. Un giorno ero con qualche altro bambino un po’ più lontano che il nostro muro per nascondiglio nei pressi di una casa colonica. Ad un tratto mi fermavo davanti a qualcosa che mi sembrava essere un pozzo pieno d’acqua. Mi ricordo che in quel momento mi rendevo conto del pericolo della situazione : se cadessi nel pozzo e non potessi più uscire forse potrei annegare. Allora andavo indietro piano piano e lasciavo l’aia della casa colonica.
In campagna i pericoli sono diversi da quelli di una città! Un aratro per esempio ha lame taglienti. L’ho sentito su di mé quando mi sono seduto sopra!! Il gabinetto era all’esterno della nostra casa. “Andare alla casetta” era l’espressione per dire “andare in bagno”.

Quella casetta era costruita in un angolo del fienile e aveva un tetto piano sul quale potevamo salire e di là saltare nel fieno. Molto divertente e eccitante perché una casetta è pur sempre alta per un piccolo bambino. Mio fratello e io saltavamo a turno dal tetto della casetta. A un certo momento decidevo di prendere un po’ di riposo e mi sedevo su un aratro che stava un po’ più lontano nel fienile. Ci mancò poco che non mi avesse castrato. Avevo un buon taglio nella natica. No so sesi può ancora vedere la cicatrice!



………

In quel tempo l’aratro era trainato da un cavallo da tiro. I trattori erano ancora una novità molta costosa. Un giorno mio padre è andato a Hasselt, 12 km dal nostro villaggio, per comprare un cavallo. Era un investimento importante per un agricoltore! Mi ricordo che ho visto mio padre marciare con il cavallo al guinzaglio sulla strada quando arrivava a casa. Deve essere stato un sforzo considerevole marciare così 12 km lungo una strada (ma in quel tempo non erano molte le macchine sulla strada che avrebbero potuto spaventare un cavallo.) Il nome del cavallo era Pol (Paolo). Capiva due parole : JU e HOW. La prima per marciare in avanti, e la seconda per fermarsi subito sul posto. La sua reazione pronto alla seconda ha salvato la via a mio padre. Ch’era successo? L’entrata alle stalle dietro la casa era a sinistra della casa. Guarda la foto della casa : vedi che la parte a sinistra è una estensione recente. In passato era l’entrata con un portone verso l’aia e le stalle dietro la casa. Un giorno mio padre tornava dai campi. Pol tirava la carretta e mio padre era seduto sulla sinistra, un po’ come l’uomo sulla foto qui sotto (non il carrettiere) , ma con le gambe all’interno della carretta. Di là egli guidava Pol per entrare oltre il portone tra i due muri dell’ingresso. Ma ad un tratto mio padre perdeva l’equilibrio, cadeva indietro e rimaneva appeso al bordo della carretta con le gambe, proprio di fronte alla ruota. Pol aveva già passato il portone, la carretta era ancora giusto fuori. Mio padre urlò “HOW” e POL si fermò sul posto. Fortunatamente! Se no mio padre sarebbe stato schiacciato tra il muro dell’entrata e la ruota della carretta. Non ero presente a quel fatto, mio padre me lo ha raccontato alcune volte.


………..
I ricordi che racconto sono accompagnati da una immagine più o meno vaga nella mia memoria. Alcune come una sagoma nel buio, altre come un lampo corto. Ci sono dei ricordi così vaghi che dubito persino se li ho vissuti. Come per esempio quel motociclista che era caduto con il suo motorino nel fosso lungo la strada e mi guardava bisognoso di aiuto. Forse aveva dovuto evitare di urtare un bambino!
Mi ricordo piú chiaramente un camion con una gomma a terra che si era fermato sulla strada vicino a casa nostra. La gomma di riserva si trovava sul cassone del camion dietro la cabina del conducente, il quale doveva far scendere la gomma, che era molto pesante, dal cassone alla strada. Ha spinto la gomma per farla rotolare sulla strada, ma è finita nel fosso lungo la strada, rimbalzando sulle banchine di esso.
E poi, ho visto nella strada una bicicletta con una grande ruota in testa e un camion pieno di panieri, canestri, sedie etc di canna.



Mi ricordo anche un uomo seduto sulla panchina di una carretta tirata da un cavallo. La sua testa era girata verso l’alto e mandava dei gridi incomprensibili. Allora domandavo a mio padre cos’era successo, perchè non avevo mai visto qualcosa di simile. Mio padre mi disse che durante la guerra un’ esplosione di una granata lo aveva spaventato così tanto ch’ era diventato paralizzato e stupido. Un caso estremo di “shell shock”.

Intermezzo : La nostra casa

Mio padre era proprietario della nostra casa a K. Ma come gli è riuscito di ottenere una casa abbastanza grande durante la guerra, dopo un periodo di depressione economica negli anni trenta? È la storia di una lusinga strategica!
Mio padre aveva uno zio, un fratello di suo padre. Si chiamava Augusto (!) e era un commerciante di bestiame. Così era abbastanza benestante, perchè come tutti sapevano è più facile divenire ricco nel commercio che lavorando sodo. Lo zio era scapolo. Egli aveva comprato la casa a un certo momento della sua vita (mi sembra che fosse troppo grande per una sola persona.) Viveva ancora solo in quella casa quando era vecchio, negli anni trenta. Siccome non aveva bambini non aveva eredi in linea diretta. Questo significava che la sua proprietà, in particolare la sua casa, sarebbe stato ereditata da molti parenti (fratelli, sorelle, nipoti, …) e che ciascuno avrebbe ricevuto solo una piccola parte. Che peccato pensava mio padre, e per di più nessuno si occupava di quel vecchio zio.
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Allora mio padre cominciò a visitare ogni sabato suo zio Augusto per radergli la barba (in quel tempo non era semplice come oggi, era un lavoro da barbiere) Non so per quanto tempo abbia fatto così ; ma nella primavera dell’ anno 1941 mio padre giudicò che il tempo era maturo per fare la sua mossa e di parlare a suo zio della sua eredità un po’ come segue : sarebbe un peccato di dovere vendere la casa per dare un po’ di soldi ai molti eredi (che per di più molti di loro non vi visitano mai.) Perchè non mi fai il solo erede della casa, così potrei sposarmi e creare una famiglia qui, etc…
E così è successo! Il giorno dopo, la domenica 20 aprile 1941, lo zio ha scritto di proprio pugno un testamento in cui egli indicava mio padre come solo erede.
Questo ha avuto conseguenze di vasta portata: non sarei probabilmente lì senza di ciò, e ha dato un po’ di spazio finanziario ai miei genitori di modo che ho potuto studiare all’università.
Ma gli altri eredi potenziali quando hanno appreso che loro non avrebbero ricevuto niente dell’eredità di zio Augusto non erano divertiti. Quello causava un po’ di litigi tra i nipoti, per qualche anno dopo la morte di Augusto in maggio 1942.
Mio padre ha appeso la fotografia di zio Augusto per tutta la sua vita nel soggiorno dell’abitazioni dove abitava, fine alla sua morte nel 2001. Da allora ho la foto nel mio studio a casa.


Due Brutti Sogni

Mi ricordo che avevo fatto due brutti sogni che si ripetevano più volte e che, quando succedeva, ne ero consapevole mentre stavo sognando. Molto bizzarro!
Uno dei sogni era un po’ “sporco”, probabilmente a causa di miei pannolini non troppo puliti in quel tempo. Allora, non lo racconto qui!
L’altro sogno mi diede una sensazione di pelle d’oca mentre stavo sognando. Vi immaginate due spaghi attaccati al soffito l’uno accanto all’altro. A ognuno pende una sfera grigia di una materia indeterminata, una un po’ più in basso dell’altra. Quell’immagine apparve, e poi le due sfere cominciarono a scendere e a gonfiarsi lentamente, dando mi una sensazione di disagio e la pelle d’oca. E poi il sogno sparì.
Ma sì, racconterò anche l’altro sogno, abbiamo tutti visto un pannolino che è servito al suo scopo!
Dalle mie chiappe scappò una fetta piatta di una materia molto conosciuta da tutti! La fetta cominciò a volare a alta velocità nella camera, urtando i muri, il soffitto , il pavimento e finalmente la mia faccia! Bah! Fine del sogno.
Che avrebbe pensato Freud di quei sogni?


UN PROBLEMA METAFISICO

Una situazione particolare mi ha confrontato con un problema di “materia svanita nel nulla” che fino a oggi non sono riuscito a risolvere.
Avevo ricevuto – penso per San Nicola – una piccola lavagna e un gessetto per disegnare le mie prime creazioni artistiche. Ma un gessetto è rapidamente esaurito e dunque dovevo domandare a mia mama un po’di soldi per andare a comprarne un nuovo. In quel tempo non era questione di comprare tutta una scatola di gessetti come si fa oggi, ma uno alla volta. Siccome a due passi da casa nostra c’era un negozio che vendeva quelle cose potevo andare lì da solo. Un ragazzo non molto più anziano di me mi serviva. Doveva girarsi col dorso verso me per prendere un gessetto in una scatola su uno scaffale. Ma aveva un buco nei calzoni e era u po’ imbarazzato che quello era naturalmente visibile da un cliente. La seconda volta che ero là per comprare un pezzo di gesso provava a nascondere il buco con una mano. Apparentemente quello buco diventava sempre più grande di giorno in giorno. La terza volta che ero là egli esclamava pieno di irritazione: “Nondedju! Quel buco diviene sempre più grande! Finirò per non avere più del tutto calzoni sul culo!”
Allora, sono ritornato a casa mia con un gessetto riflettendo sulla questione dove sparisce la materia dei suoi calzoni. Perchè là dove c’era un buco, c’era prima del tessuto. Dove sarà sparito il tessuto quando il ragazzo mi servirà col culo all’aria.


Una visita da mia zia

Mio padre aveva tre fratelli e una sorella, Giulio, Emilio, Carlo e Helena. Carlo era il maggiore (1898?) e era mio padrino. Egli è translocato a Bruxelles, penso prima della guerra, per lavorare sul Tramways. Emilio (1900) ha ripreso la fattoria dei genitori a K. Egli è deceduto nel 1967, non aveva bambini. La sua vedova ha compiuto 99 anni. Giulio è andato a lavorare con un mobiliere/ebanista a Tongeren con la figlia del quale si è sposato ed è divenuto molto ricco. Helena è andata a lavorare a Hasselt, si è sposata con il figlio di un panettiere ed è divenuta ricca anche lei.

È questa zia che sono andato a visitare nella sua panetteria quando avevo tre o quattro anni. Mi ricordo vagamente la facciata, in particolare i due pannelli a sinistra e a destra dell’entrata. Ho trovato le foto qui sotto su Internet. La facciata era ancora là nel 2014, ma nel frattempo è sparita. Mi domando ch’è successo ai pannelli, sarebbe un peccato se loro fossero stati distrutti.



Dietro lo spazio di vendito c’era una cucina. Ero seduto alla tavola di fronte a un grande forno elettrico. Probabilmente ho ricevuto un biscottino, ma non me lo ricordo. Ma mi ricordo il forno : quando mia zia e suo marito sono traslocati a Bruxelles (anche lei, alla fine degli anni Cinquanta), loro hanno portato il forno nella loro nuova casa. E poi, quando mia zia è rimasta vedova – dieci o quindici anni più tardi – lei è traslocata di nuovo in un appartamento (più vicino a sua figlia) e ha portato di nuovo il forno. Sono andato là con Els, un po´ prima di sposarci. In quell’occasione mia zia cucinò una torta, come ai bei tempi passati. Ma che orrore! Quando la torta fu pronta mia zia vide che aveva dimenticato di mettere il burro nella pasta: una torta senza burro è la cosa peggiore che possa capitare a una panettiera!
No so chi ha preso la foto a me e mio padre in occasione della visita a mia zia. Certamente non mia madre, che era a casa con mio fratello maggiore. Nemmeno mi ricordo come siamo andati da casa alla citta di Hasselt dove abitava mia zia. Fino agli anni Cinquanta c’erano linee di tram che battraversavano il paese. C’era anche una stazione nel nostro villaggio. La nostra casa era vicina alla stazione. Mi ricordo che vagoni erano smistati là. Ma non mi ricordo di essere mai stato su un tram.



Precoce Curiosita Scientifica

La sparizione di materia al culo del mio vicino non era il solo mistero che mi ha meravigliato nella mia prima giovinezza.
A un certo momento avevo una calamita del tipo qui sotto (ma un po’ più piccolo)
In Olandese si dice anche “un tira ferro”. Questo esprime in linguaggio comune il fenomeno che un pezzo di ferro è attirato e si fissa a un altro – per esempio fissato verticalmente contro un muro – senza cadere per terra. Quando l’ho visto per la prima volta ero stupefatto. Come avviene nella buona ricerca scientifica, ho fatto più volte l’esperimento per vedere se il fenomeno si ripeteva. Così ho constatato che se il lato rotondo è messo contro l’altro ferro, la calamita non si fissa.
Il fenomeno che una mela cade per terra e il fenomeno del “tira ferro” sono le due cose (“forze”) che, insieme con due “forze nucleari”, sono all’origine di tutto quello che “è” nell’universo. È finalmente con la teoria della relatività generale di Einstein che una descrizione matematica completa dei due fenomeni e della loro interazione è stato formulata.

Ma quello all’epoca lo non sapevo.


Un altro problema scientifico che ha occupato la mia giovane mente era : che cosa fa che io veda adesso e non veda dopo? Avevo l’idea che vedere o non vedere aveva qualcosa a che fare con le parti della mia testa che possono essere aperte o chiuse : la bocca, il naso, gli occhi e le orecchie. Ci sono sedici combinazioni aperto/chiuso possibili. (non mi rendevo conto allora di questo) Ma quale combinazione di aperto/chiuso delle aperture nella testa fa che io veda e qual combinazione fa che io non veda? Nota che le combinazioni non devono necessariamente essere l’opposto l’una dell’altro.
Un problema non evidente per un bambino di quattro anni! Allora mi venne l’idea di scoprire la soluzione con una ricerca empirica (benché non conoscevo questa parola all’epoca). Cominciavo a fare una serie di test, per esempio : occhi aperti, naso chiuso (con le dita), bocca aperta e orecchie aperte. Etc…Ma non avevo ancora sufficiente comprensione della scienza della logica per arrivare a una conclusione. Sono rimasto confuso per qualche tempo fino a quando il problema sparì dalla mia mente.



Imposte

È un fatto ben conosciuto che i bambini possono fare delle domande a cui un adulto non può rispondere. Allora l’adulto se la cava con un “si, si”
Un giorno sentivo mio padre brontolare sulle imposte che non finivano di salire; che doveva pagare una tassa su tutto.
Io : Devi veramente pagare una tassa su tutto quello che fai?
Mio Padre : Si
Io : Anche per camminare sulla strada?
Mio Padre : Si (la sua irritazione con le tasse veniva aggravata da domande stupide di un bimbo di quattro anni)
Questa risposta ha occupato la mia mente per molti anni. Fino a che ho potuto spiegarmi che è veramente così. Perchè quando cammini sulla strada logori le suole. E dunque a un certo momento devi comprare delle nuove scarpe. È allora che paghi una tassa sui passi!!!
Ero fiero che la mia domanda a quell’epoca non era affatto stupida.


Alcuni ultimi ricordi


La strada
Un anno o due prima di traslocare da K. a SPW vicino Bruxelles la strada dove abitavamo a K. è stata ricostruita : nuova pavimentazione, fognatura, etc. Una grata era posta per passare sullo scavo davanti alla porta d’ingresso della casa. Quando tutti i lavori erano finiti l’ingresso della casa si trovava a un livello più basso della strada rinnovata. Da ciò mio padre trasse questa lezione di vita : ”quando costruisci una casa il pianterreno deve essere a un livello ben sopra il livello della strada, perchè un bel giorno la strada sarà rialzata e allora la porta d’ingresso rimarrà più bassa della pavimentazione.”


Dei ragazzi cattivi
Un pò più lontana, dall’altra parte della strada, c’ era una stazione di smistamento di vagoni. Un giorno qualche ragazzo giocava nei vagoni, qualcosa che proprio non è da fare. Mia madre e io li guardavamo dalla porta d’ingresso. Tutt’a un tratto uno dei ragazzi lancia un sasso verso noi che mi colpiva in fronte al margine dei capelli. Sentivo il sangue scorrere sulla fronte. Una piccola cicatrice restava visibile ancora molti anni dopo.


Degli elicotteri
Non lontana da K. c’era una base aerea militare (chiusa frattempo.) Un giorno una flotta di aerei – penso tutti elicotteri – faceva un volo a bassa altitudine con fracasso assordante. Ero nel giardino dietro la casa e vedevo lo spettacolo pauroso (per me) Uno degli elicotteri mi sembrava avere la forma di una banana. Deve essere stato un modello come nelle foto qui sotto. Mi ricordo che sono fuggito nella casa urlando di paura.

Touring Secours é una organizzazione belga di assistenza automobilistica fondata nel 1948. I loro veicoli di assistenza hanno cambiato nel tempo. Negli anni Cinquantao i riparatori circolavano in un motociclo giallo con carrozzetta laterale contenente i loro attrezzi. Purtroppo non ho trovato delle loro foto. Ma mi ricordo che ne ho visto uno sulla nostra strada, e che egli (il riparatore) ci salutava ridendo. All’epoca era una nuova immagine nella strada.



I., mio fratello maggiore, aveva sei anni l’ultimo anno che abitavamo a K. e dunque doveva già andare al primo anno dell’insegnamento elementare. Là si comincia a insegnare a scrivere, leggere, addizionare e sottrarre. Mio padre voleva dare una buona impressione al maestro e cominciava già durante le vacanze a insegnare a I. a contare e a fare delle somme semplici.
Questo ti fa pensare : oggigiorno i bambini sono già abituati – prima di andare a scuola – ai numeri e lettere nell’uso del telecomando elettronico per giocare o scegliere la loro teletramissione favorita. E per scrivere si uso del pollice su un cellulare; per calcolare si fa uso di una calcolatrice, non c’è bisogno di conoscere le regole di matematica.
Inoltre, perché memorizzare fatti storici? Tutti sono memorizzati in wikipedia e sono accessibili in un batter d’occhio con la punta del dito, senza bisogno di consultare un libro. Un giorno, tutto sarà immagazzinato su un chip, impiantato dietro l’orecchio, e con un trasferimento senza fili tra il chip e il cervello, non ci sarà bisogno di leggere un libro per “sapere” qualcosa. Ammetto che la tecnologia per mandare un’istruzione dal cervello al chip e ricevere l’informazione rechiesta deve ancora essere inventata. Ma abbiamo fiducia nel futuro!
E poi, é possibile immagazzinare tutte le regole della logica su un chip (impiantati dietro l’altro orecchio) contenente un’ intelligenza artificiale (IA) che può sostituire il raziocinio del cervello.
E gli psicologi possono fare un’analisi freudiana della vostra personalità, documentata in questionari (di nuovo su un chip – ma mi manca un orecchio per impiantarlo)
E così, una copia virtuale di te sarà creata : la combinazione con IA della cognizione di fatti, della vostra personalità e della logica. Non c’è bisogno di avere un corpo per esistere! Vivremo nel ‘cloud’ una vita eterna.


Sono andato all’asilo di K. , penso dall’ età di tre anni. La scuola e l’asilo erano accanto alla chiesa, nel centro di K. Andavamo a piedi, un po’ meno di un chilometro. Mia madre voleva che per andare lì prendessimo una strada di campagna anzichè le strade principali con un crocevia pericoloso. Ma un giorno mio fratello e io seguivamo altri bambini lungo la strada proibita. Purtroppo mia madre ci ha visti arrivare da lontano, e ci ha rimproverati!


Ma un altro giorno mia madre ci stava aspettando con le braccia spalancate con un piccolo giocattolo in ogni mano, uno per mio fratello e uno per me.
Dai banchi dell’asilo mi ricordo che un giorno dovevo sedermi in fondo alla classe e che mi sentivo molto a disagio (penso che i calzoni non fossero troppo lindi.)

Una volta all’anno siamo stati visitati da una nipote di mio padre con sua figlia (Annick) e suo figlio (Alain). Abitavano in Bruxelles e parlavano francese. Per noi erano dei cittadini, e noi dei campagnoli. Giocare insieme non era molto facile.


E poi è venuto il giorno del trasloco a SPW vicino Bruxelles. Ero seduto in grembo a mia madre accanto al conducente in un grande camion. Era una giornata piovosa di settembre 1952. I vicini stavano in strada per salutarci.
All’epoca, molti Limburghesi cercavano un futuro migliore in Bruxelles, dove c’era più occupazione. Era una migrazione dalla campagna alla città, un po’ come le diverse migrazioni dai paesi del sud ai paesi del nord Europa nel secolo scorso.

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