LA DELUSIONE DELLA LIBERAZIONE

Una sera chiacchierando con alcuni amici parlammo del tempo dell’occupazione tedesca (durante la seconda guerra mondiale.) Con mia sorpresa constatai che ognuno di noi ripensava con una certa malinconia  a quel tempo. Comunque tutti non avemmo allora la vita facile. Uno fu carcerato, l’altro dovette  nascondersi  e ancora un altro rischiò la sua vita nell’illegalità. Tutti soffrirono la fame. Tutti avevano atteso  ansiosamente il momento in cui tutto sarebbe finito, seguendo per tutto il tempo l’avanzata degli eserciti su radio nascoste.  Tutti sognavano di giornali e riviste in cui i veri eventi erano descritti,  del bottone accanto alla porta che bastava girare per avere luce nella stanza, di carboni nella stufa, di pane nel cestino del pane e di formaggio sullo scaffale della cantina.

Eravamo un paio di folli? Era quello un fatto unico? No! Puoi osservare questo fenomeno tra tutte le classi, età e convinzioni.   Tutti parlano di quel tempo con  un certo …intenerimento. È veramente così. Provo qui sotto a spiegare perchè.

Primo, è una verità psicologica che gli eventi del passato sono avvolti in un certo velo di beltà. Hai già notato come gli adulti parlano dei loro anni scolastici?   Era un tempo in cui nulla era permesso e tutto era imposto.  Ma non si ricordano. Raccontano delle loro scappate dal duro collare del dovere perché era qualcosa di  eccitante. I bei vecchi tempi!

Seconda costatazione: più il periodo era duro più le storie dei ricordi sono colorate. Non c’è molto da raccontare sui giorni piacevoli senza problemi.  Svaniscono nella nostra memoria.

Perché è così? Perché benessere e prosperità non sono descrivibili. Nessuno parla di questo. Che cosa si può raccontare quando tutto va bene? Le cose diventano interessanti solo  quando si rivoltano contro di noi.  Poi ottengono rilievo. La vita è una battaglia. Quando esclami “quella non è più vita!” allora sei proprio nel mezzo della vita. In quel periodo qualcosa che riesce è qualcosa di prezioso. Avere un pezzo di pane scuro nell’inverno della fame era una cosa da contemplare prima da consumarla.  Il lume di candela era un faro nel buio. Un blocco di legno era una misteriosa fonte di calore.

Tutto questo non è più possibile. O almeno: è più difficile di vedere le cose in questo modo.  Girare un bottone e avere luce, cosa c’è di speciale in questo? O essere felice perché la stufa dà del calore? Tutte le case ce l’hanno. Smettiamo di meravigliarci di queste cose. Ci meravigliamo solo di cose straordinarie (*)

Di più, durante l’occupazione tutte le cose materiali divennero statiche, e perciò le cose spirituali poterono divenire più dinamiche. Quasi tutto si era fermato: l’’industria, il commercio, il traffico ferroviario,… Vivemmo nell’attesa e sperammo che un giorno tutto sarebbe migliorato. Il desiderio di qualcosa è più bello del suo appagamento. Il giorno prima del compleanno è più gradevole che il giorno stesso. Una promessa è più eccitante della sua realizzazione. Il desiderio di pace e libertà è un sentimento più forte che averla.

Finalmente, durante la guerra ci fu un sentimento di affratellamento, di solidaretà nazionale. Ma questo risultò  dal fatto che stavamo tutti insieme con le spalle al muro. Gradualmente, dopo la liberazione, questo sentimento elevato svanì e vecchie differenze politiche riapparirono.

Autore, 1949

(*) Einstein ha detto: “Le persone solite si domandano delle questioni su cose insolite; le persone insolite si domandano delle questioni su cose solite.” 

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