12. IL GIURAMENTO DEL VECCHIO POPO SCEMOSPECCHIO

Quando Popo era divenuto vecchio ritornava nella regione dove era nato.

Non era divenuto ricco nella sua vita. Così viveva nell’ospedale per poveri e malati di un monastero; faceva un pò di lavoretti nel giardino per guadagnare il suo pane quotidiano.

Ma amava soprattutto raccontare storie e avventure che aveva vissuto nella sua lunga vita di vagabondo. Naturalmente, si presentava sempre come il bravo, il forte, l’ intelligente (piuttosto il furbo!), una persona di fiducia, etc… E così si creava una reputazione  di vecchio saggio. Questo gli serviva bene perchè i due municipi vicini a quello dove si trovava il monastero erano coinvolti un una disputa di diritto di proprietà concernente un pascolo. In pratica, la questione era dove esattamente si trovava il confine tra i due comuni. Non esistevano fonti scritti, solamente ricordi e tradizioni orali contraddittorie di vecchi abitanti dei comuni.

Popo fiutava un buon affare! Cominciava a raccontare storie della sua gioventù nella quale giocava nel pascolo con altri ragazzi e che il confine esatto era ben conosciuto da tutti. In quel tempo non c’era dubbio sulla posizione esatta del confine.

Rapidamente, la notizia veniva all’orecchio delle  giunte comunali dei due partiti che nel monastero c’era un vecchio saggio che sapeva esattamente dove si trova il confine disputato. I due partiti convenivano di affidarsi alla memoria di Popo per concludere la loro disputa. E anche che il partito vincente avrebbe pagato all’altro comune una somma uguale alla metà del valore della produzione di latte delle mucche che  pascolano sul prato. Così non ci sarebbero partiti perdenti.

Un bel giorno rappresentanti dei due municipi venivano a trovare Popo al monastero. L’abate chiamava Popo e spiegava che i due municipi erano in discordia sull’ esatto luogo del confine tra i due comuni. Potrebbe Popo aiutare a risolvere questo problema come partito indipendente?

Ma Popo vorrebbe anche assicurarsi un buon vantaggio. Dopo una introduzione elaborata sulla sua gioventù egli parlava così :

“Si, so perfettamente dove si trova il confine storico tra i due comuni. Sono disposto a giurare sulla testa di mia madre che il luogo che vi indicherò è esattamente il luogo che gli anziani della mia gioventù avevano demarcato e questo sull’autorità del conte che governava allora la contea.

Ma, come potete vedere, sono un uomo vecchio, e vivo qui grazie alla buona cura che il monastero da ai poveri e ai vecchi. Prego il comune che otterrà il pascolo di fare un dono al monastero per ringraziare Dio per la grazia che il vostro disaccordo sarà risolto con il mio giuramento. “

L’abate era molto contento delle parole saggie e devote di Popo! E i rappresentanti non potevano fare altro – in presenza dell’abate – che ciò che aveva suggerito Popo. Essi ritornavano alle loro giunte comunali per dare rapporto sull’incontro con Popo e l’abate. Le giunte erano d’accordo e decidevano – ognuna per se stessa – sulla somma del dono per il monastero. Come puoi indovinare le due somme non erano uguali e non durava molto tempo prima che l’abate – e anche Popo – le conoscessero tra le fughe di notizie.

Viene il giorno della testimonianza di Popo sul limite tra i due comuni! Popo aveva un grande problema: aveva mentito sulla sua conoscenza del luogo del confine, e soprattutto aveva promesso di giurare sulla testa di sua madre che indicherebbe il confine. Fare uno spergiuro sulla testa della propria madre é un peccato mortale per il quale le punizioni nell’inferno sono veramente terrificanti.

Dante Aleghieri descriveva nell’Inferno della Divina Commedia quello che Popo doveva aspettarsi : I peccatori sono immersi in un laghetto di pece bollente sopra quello volavano dieci diavoli. Quando un peccatore tenta di alzarsi fuori dalla pece un diavolo l’infila nel suo forcone e lo spinge indietro nel laghetto.

Allora, che ha fatto Popo per evitare questa dannazione e ciononostante mantenere la sua parola data? Popo ha messo un pò di terra del primo comune nella sua scarpa sinistra e poi un pò di terra dell’ altro comune nella sua scarpa destra. E poi ha messo le scarpe.   Indossata così ha preso posto nel pascolo sul luogo che era vantaggioso per il comune che aveva deciso il migliore dono e rivolgeva la parola al suo pubblico :

“ Io, Popo Scemospecchio, nato qui vicino molti anni fa, giuro sulla testa di mia madre molta amata che i miei piedi toccavano a sinistra la terra di un comune e a destra la terra di un altro comune”

Tutti i presenti interpretavano queste parole come se il confine dei comuni passasse tra le gambe di Popo. Era questo che Popo voleva che loro credessero. E così Popo aveva creato pace tra i due partiti e aveva procurato il migliore dono per il monastero.

E l’abate era felicissimo e trattava Popo molto bene durante gli ultimi anni della sua vita.

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